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Per un movimento di massa contro la guerra ed il ritiro immediato delle truppe dall’Afghanistan |
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Ordine del giorno assunto in modo unanime dal Comitato politico nazionale del PRC, 12-13 settembre 2009 |
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Federazione e unità dei comunisti, i nostri compiti |
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Il documento presentato da compagne/i dell’area politico-culturale de l’Ernesto al Comitato politico nazionale del PRC del 12-13 settembre 2009, come contributo al dibattito dei comunisti e dei militanti politici e sindacali della sinistra anticapitalistica, dentro e fuori il partito. |
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A un anno dalle manifestazioni più plateali della crisi i governi emettono dichiarazioni rassicuranti. Ma in Italia vi è il ricorso alla cassa integrazione, che comunque non può essere infinita, e si prevede un’ondata massiccia di licenziamenti (tra 700.000 e 1 milione entro il 2010, in Italia). Nel complesso i governi dei paesi capitalistici sono riusciti sinora ad affrontare la crisi senza particolari contraccolpi politici, né particolari esplosioni di tensioni sociali, sono riusciti ad essere egemoni.
Questa egemonia non è però assoluta. I lavoratori della INNSE, grazie ad una resistenza compatta e all’adozione di una forma di protesta radicale e comunicativa sono riusciti a spuntarla e a dare il segnale che si può contrastare il piano padronale e resistere. Le proteste sui tetti dei capannoni delle fabbriche si sono moltiplicate e sviluppate in diverse altre situazioni e si sono estese anche al settore dei precari della scuola.
Le proteste sociali tuttavia non si generalizzano, non danno vita a grandi movimenti di lotta capaci di imporre indirizzi diversi alla politica del governo, anche se lo spettro di un nuovo ‘autunno caldo’ agita i sonni della borghesia. Da qui pure il tentativo di Confindustria di integrare nelle sue compatibilità anche i settori più moderati della CGIL. Ciò mette in luce la particolare debolezza del movimento dei lavoratori italiano, al quale manca un sindacato di classe in grado di coordinare e generalizzare resistenze e lotte, e un partito comunista capace di dare ad esse uno sbocco politico a partire da forme di nazionalizzazione o di controllo pubblico sulle grandi imprese che smantellano, smobilitano, licenziano o delocalizzano la produzione. Leggi tutto |
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Il Documento conclusivo approvato a maggioranza dal CPN |
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L’intervento di Fosco Giannini al Comitato politico nazionale del PRC |
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L’intervento di Francesco Maringiò  |
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Tutte le sintesi degli interventi, la relazione, i documenti, gli ODG del CPN sono pubblicati su Liberazione a partire da giovedì 17 settembre 2009 e nei giorni successivi www.liberazione.it |
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Per una strategia di uscita dalla trappola afghana  |
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di Alessandro Leoni |
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Afghanistan, i terroristi siamo noi |
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di Danilo Zolo |
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Afghanistan, il "terrorismo umanitario" |
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di Danilo Zolo |
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L’Italia sempre più impantanata nella guerra in Afghanistan: altri morti tra i militari italiani e i civili afghani |
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La NATO e gli USA in crisi crescente di credibilità. Negli Stati Uniti solo il 39% della popolazione sostiene ancora la presenza militare in Afghanistan, rispetto al 53% di aprile. E’ il momento, anche in Italia, per rilanciare la campagna per il ritiro di tutte le forze militari di occupazione. Riproponiamo di seguito un articolo pubblicato alcune settimane fa, che sembra scritto oggi. |
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Per il ritiro immediato delle truppe italiane e contro le spese militari. Ma anche per rilanciare una lotta unitaria sulle questioni sociali. |
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Contro la guerra afghana costruiamo una grande manifestazione d’autunno |
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di Fosco Giannini, Mariella Cao, Emilio Franzina, Jacopo Venier |
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Una guerra che molti vorrebbero dimenticare è tornata a bussare alla nostra porta ... Purtroppo solo questi tragici eventi hanno riacceso i riflettori dei nostri media e così si è potuto finalmente saper qualche cosa di più su quanto accade sul fronte afgano. Scopriamo così che il ruolo ambiguo che gli USA di Obama stanno giocando in Honduras , in Iran e – in modo più palese – in Afghanistan , con una svolta affatto pacifista, indica l’estrema difficoltà, legata agli oggettivi interessi in gioco, di produrre, dietro alla propaganda, una vera discontinuità rispetto all’amministrazione Bush. Leggi tutto |
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Il manifesto nazionale per il ritiro delle truppe in Afghanistan, sul quale abbiamo raccolto un significativo numero di adesioni, vuole essere uno strumento utile a tutte le realta' che, sui vari territori, continuano la lotta contro le guerre di aggressione e la militarizzazione della societa'.
Tutte le realta' sociali, sindacali, politiche, le singole soggettivita'che vogliano utilizzarlo per promuovere iniziative, banchetti o per la semplice affissione in luoghi di lavoro, scuole, universita', strade e piazze possono richiederlo chiamando Roberto al 3381028120 o rispondendo a questa mail.
Il costo e' di 1 euro a manifesto piu' le spese di spedizione. Le spedizioni si effettueranno per minimo 10 manifesti.
La Rete nazionale Disarmiamoli! www.disarmiamoli.org |
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Una tempesta di fuoco in quattro fasi sta per abbattersi su Iraq, Afghanistan, Pakistan, Israele-Palestina  |
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di Immanuel Wallerstein |
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O anticipiamo le tempeste di fuoco e facciamo qualcosa di utile, oppure ne saremo travolti |
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In Medio Oriente è in arrivo una tempesta di fuoco per la quale né il governo, né il pubblico degli Stati Uniti sono preparati. Essi non sembrano rendersi pienamente conto di quanto sia vicina all'orizzonte, né di quanto sarà feroce. Il governo Usa (e perciò, quasi inevitabilmente, il pubblico Usa) si sta facendo grosse illusioni sulla sua capacità di gestire la situazione in relazione ai suoi obiettivi dichiarati. Dall'Iraq, la tempesta investirà Afghanistan, Pakistan, Israele-Palestina e «si diffonderà in un baleno». Cominciamo con l'Iraq. Gli Stati Uniti hanno firmato con l'Iraq un «accordo sullo status delle forze armate» (Sofa), entrato in vigore il 1° luglio. Questo accordo prevede il passaggio delle competenze sulla sicurezza interna al governo iracheno e, in teoria, limita in modo sostanziale le forze armate Usa confinandole nelle loro basi e affidando loro qualche compito limitato nell'addestramento delle truppe irachene. La formulazione di questo accordo è in parte, deliberatamente ambigua, giacché questo era l'unico modo perché entrambe le parti lo firmassero. Leggi tutto |
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Chi ha paura delle armi nucleari? |
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di Immanuel Wallerstein |
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Tutto il futuro della CGIL in un pugno di settimane |
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di Giuliano Garavini |
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Un contributo sul congresso CGIL che prende spunto dalla festa di Rete 28 aprile: in questa estate i lavoratori della Insse hanno dimostrato che con la battaglia si può anche vincere contro i licenziamenti, e che l'autunno potrebbe essere combattivo e vincente se solo i lavoratori non venissero lasciati soli. A questo punto la CGIL è in mezzo ad un guado dal quale non potrà uscire se non profondamente mutata |
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Ci sono cose la cui importanza è sovrastimata dalla stampa e dalla televisione. Vedi: le abitudini sessuali del Presidente del Consiglio oppure il congresso del Partito democratico in cui si confrontano candidati che rappresentano tutti una diversa faccia della fallimentare medaglia blairiana circolante nei disastrosi anni Novanta. E poi ci sono cose che peseranno sul nostro futuro almeno per i prossimi decenni. E tra queste, particolare rilevanza rivestirà il prossimo anno l'esito del congresso della CGIL, il più grande sindacato italiano, secondo per importanza in Europa solo al sindacato tedesco.
La CGIL si presenterà al momento della verità con un passivo pesante. A partire dagli anni Ottanta, secondo le stime dell'OCSE, vi è stato uno spostamento massiccio di ricchezze dai salari verso profitti e le rendite: esattamente 185 miliardi di euro fra il 1985 e il 2008, oltre 8 punti percentuali di Pil. I salari italiani risultano oggi i più bassi di tutta l'Europa occidentale, i livelli di sicurezza nelle imprese sono anche essi fra i più bassi e hanno generato drammi come quello della Thyssen di Torino, lo scambio sociale del 1993, che attraverso la concertazione avrebbe dovuto garantire moderazione salariale alle imprese in cambio di investimenti privati e pubblici nei servizi, si è rivelato un completo fallimento. La battaglia recente più significativa della CGIL, quella cioè in difesa dell'articolo 18 nel 2002, ha ottenuto da un lato un successo, perché ha consentito un sussulto di combattività e ha accreditato un gruppo dirigente, ma è stata accompagnata dall'accettazione di uno straripante sistema di precariato che oggi non è tutelato né dall'articolo 18 né da altro. Leggi tutto |
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Verso l'unità del sindacalismo di base  |
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Il seminario nazionale della commissione costituente per la costruzione di un nuovo soggetto sindacale riunito a Rocca di Papa l'11 e 12 settembre, ha deciso di promuovere un momento pubblico di confronto in cui presentare e discutere quanto fin qui definito nel progetto di costruzione del nuovo sindacato di base. L'Assemblea si terra' il 3 Ottobre a Roma.
La discussione, animata dagli interventi di oltre 50 dirigenti della CUB, di SdL, della RdB, cui ha dato un positivo contributo anche le segreterie dello Snater, ha indicato le caratteristiche principali che dovra' avere il nuovo sindacato di base ed ha avviato la discussione sul modello sindacale da adottare.
Un sindacato generale intercategoriale nazionale unitario di massa, democratico e conflittuale, articolato in categorie e sul territorio; indipendente dai governi, dai partiti, dai padroni. Leggi tutto |
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A fianco dei precari della scuola in lotta |
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Il segreto del miracolo cinese: lo Stato possiede le banche  |
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Ellen Brown |
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Mentre gli Stati Uniti spendono trilioni di dollari per salvare il sistema bancario, lasciando languire l’economia, si parla della Cina come di un “miracolo economico” che è riuscito a sganciarsi dal resto del mondo. Mentre il resto del mondo affonda nella peggior recessione mai vista dagli anni ’30, la Cina ha mantenuto un fenomenale tasso di crescita annua dell’8%. Questo almeno secondo i rapporti, ma i commentatori nutrono dei dubbi. Si chiedono infatti come sia possibile una crescita simile in un momento in cui altri paesi la cui economia era fondata sulle esportazioni hanno sofferto vistosi cali e si trovano ancora in fase di depressione.
L’economista Richard Wolff osserva con tono scettico: “Oggi il mondo si trova in una situazione di crisi capitalistica globale. Dappertutto i consumi calano. Dappertutto la gente acquista meno beni, inclusi quelli cinesi. Com’è possibile che in una società così dipendente dall’economia mondiale si possa avere oggi una crescita esplosiva? Il loro mercato azionario si trova oggi ad un livello 100 volte più alto del suo minimo. Non esiste nulla di lontanamente paragonabile in nessuna altra parte del mondo, certamente non negli Stati Uniti e in Europa. Com’è possibile?” Leggi tutto |
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L'Unione europea non è una democrazia legittimata |
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di Gianni Ferrara |
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Dopo un ricorso della Linke, la Corte costituzionale tedesca stabilisce che il sistema istituzionale dell’Unione europea non ha alcuna legittimazione democratica. |
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La questione della democrazia è stata riproposta, con successo, in Germania ed in Europa. Non nei termini drammatici, in cui si pone in Italia, per la miserabile regressione civile, prima ancora che politica, imposta dal berlusconismo imperante. Ma in termini seri ed alti, quelli dell'ordinamento europeo. È merito della Linke - non riconosciuto nei pochi commenti del successo che ha ottenuto nelle recentissime elezioni nei Länder e nei comuni - averlo riproposto con un ricorso al Tribunale costituzionale federale motivandolo con l'incostituzionalità della legge di ratifica del trattato di Lisbona. La sentenza che ne è seguita, del 30 giugno scorso, è di enorme importanza. Travolge teorie mistificatorie della democrazia, forzature istituzionali radicate e diffuse, disconoscimenti di principi giuridici e politici indefettibili. Si basa sulla constatazione che «... l'Unione europea non raggiunge alcuna forma che esprima il livello di legittimazione di una democrazia statuale costituzionale». Il giudizio coinvolge l'intero sistema istituzionale della Ue. Il deficit democratico attiene ad ogni sua istituzione, investe tutte le procedure decisionali. Leggi tutto |
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L' ''Arco di instabilità" degli Stati Uniti non fa che ampliarsi  |
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di Pepe Escobar |
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Il Nuovo Grande Gioco, lo scontro tra Stati Uniti e i loro antagonisti strategici Russia e Cina e l'esportabilità del "Piano Colombia" in America Latina |
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Il Nuovo Grande Gioco non si concentra solo sullo scontro tra gli Stati Uniti e gli antagonisti strategici Russia e Cina, con il Pipelineistan a fare da elemento determinante.
La dottrina del dominio ad ampio spettro impone il controllo di quello che il Pentagono ha battezzato “arco di instabilità” dal Corno d'Africa alla Cina occidentale. In prima pagina qui c'è l'ex “guerra globale al terrore”, ora “operazioni d'emergenza oltremare” sotto la gestione dell'amministrazione Obama.
Innanzitutto la logica basilare resta quella del divide et impera. Per quanto riguarda il dividere, Pechino lo definirebbe, senza traccia di ironia, “scissionismo”. Scissionismo in Iraq – bloccando l'accesso della Cina al petrolio iracheno. Scissionismo in Pakistan – con un Belucistan indipendente che impedisca alla Cina di accedere al porto strategico di Gwadar. Scissionismo in Afghanistan – con un Pashtunistan indipendente che permetta la costruzione del Trans-Afghanistan Pipeline, oleodotto che aggirerebbe il territorio russo. Scissionismo in Iran – finanziando la sovversione nel Khuzestan e nel Sistan-Belucistan. E, perché no, scissionismo in Bolivia (il tentativo risale all'anno scorso) a vantaggio dei colossi energetici statunitensi. Chiamatelo modello (scissionista) Kosovo. Leggi tutto |
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Soddisfazione per lo sviluppo delle relazioni tra Venezuela e Russia |
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Presa di posizione del Partito Comunista del Venezuela |
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Il Partito Comunista del Venezuela (PCV) saluta e condivide lo sviluppo delle relazioni del Venezuela con la Russia. Così si è espresso Carolus Wimmer, segretario delle relazioni internazionali dell’organizzazione politica venezuelana e vicepresidente del Parlamento Latinoamericano (Parlatino).
Il dirigente comunista ha sottolineato che questa relazione va a beneficio del Venezuela perché parte da una concezione che presuppone il trasferimento di tecnologie e la diversificazione degli accordi del nostro paese con altre nazioni.
“Il trasferimento di tecnologie nel nostro paese è necessario per assicurare la nostra sovranità tecnologica, elemento essenziale per il raggiungimento di un’autentica indipendenza, cosa che si può ottenere approfondendo le relazioni con la Russia, perché si stanno realizzando accordi in condizioni di parità tra i due paesi e non in situazioni di dipendenza, come quelle che sempre impone l’impero nordamericano”, ha aggiunto Wimmer.
Per tutte queste ragioni, il PCV vede con favore l’incremento delle relazioni commerciali, economiche, politiche e diplomatiche con quei paesi che ci vedono come uguali. Wimmer ha voluto segnalare che dello stesso tipo risultano le relazioni con la Cina e l’Iran, così come il crescente interscambio con altre nazioni del continente come Brasile e Argentina. Leggi tutto |
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Rapporti più stretti tra Russia e America Latina |
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di redazione |
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Tra i risultati più significativi della visita di Chavez a Mosca - conclusasi con la sigla di importanti accordi di natura economica e politica e marcata dall'avvenuto riconoscimento da parte del Venezuela delle repubbliche caucasiche di Abkhazia e Ossezia del Sud - è di rilevante importanza l'accettazione da parte del presidente russo Medvedev della proposta, avanzata dal leader venezuelano, della partecipazione della Russia, in qualità di osservatore, al prossimo vertice dell'Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA), previsto per il mese di novembre. Già nel corso dell'ultima sua visita in America Latina, nel novembre 2008, il presidente russo aveva dichiarato la possibilità di un ingresso del suo paese, come membro associato, nell'organismo di cooperazione e integrazione tra gli stati progressisti del continente sudamericano, creato, su iniziativa di Cuba e del Venezuela, per far fronte alle zone di libero scambio promosse dagli USA. Attualmente fanno parte di ALBA nove paesi: Venezuela, Cuba, Bolivia, Nicaragua, Dominica, Honduras (per iniziativa del deposto presidente Zelaya), Ecuador, San Vicente e le Granadinas e Antigua e Barbuda. |
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Su Chávez la disinformazione italiana |
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di Gianni Minà |
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Antiamericanismo o antimperialismo? |
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di Domenico Moro |
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”È inutile attaccare l'imperialismo o il militarismo nella loro manifestazione politica se non si punta l'ascia alla radice economica dell'albero e se le classi che hanno interesse nell'imperialismo non vengono private dei redditi eccedenti che cercano questo sfogo” (Hobson, L'imperialismo)
Quando critichiamo gli Stati Uniti, alcuni ci dicono, da destra e sempre più spesso anche da sinistra: "Ecco, vedete, il vostro è il solito antiamericanismo di maniera, tipico di certa sinistra". "Gli americani", continuano costoro, "certo commettono errori, anche gravi, ma ci hanno liberato dal nazifascismo, sono una grande democrazia, e patria della lotta per i diritti civili e delle espressioni più avanzate nell'arte, nella letteratura, nella musica. Inoltre," aggiungono costoro, "proprio perché sono una democrazia gli errori alla fine vengono fuori ed è possibile criticarli e correggerli." A sentire questa difesa degli Usa c'è veramente da rammaricarsi della rozzezza di quei popoli, dai coreani, ai latino-americani, ai vietnamiti, agli iracheni, e agli afghani, che, a quanto pare, non riescono proprio ad apprezzare i contributi dati dagli americani allo sviluppo della civiltà umana. E c'è da felicitarsi che, dopo bombardamenti e invasioni (sempre dopo, badate bene ...), si ammetta candidamente di essersi sbagliati, come nel caso della inesistenza delle armi di distruzioni di massa in Iraq. Leggi tutto |
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Il FPLP invita i sostenitori italiani e svedesi della Palestina a respingere i tentativi di intimidazione sionista |
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In lotta con gli operai  |
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di Giovani comunisti e FGCI Livorno |
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“In lotta con gli operai”, è con questo slogan che abbiamo aderito alla campagna nazionale promossa dai Giovani Comunisti e dalla FGCI contro le politiche del governo Berlusconi. In un periodo di crisi, come quello che stiamo attraversando oggi, gli unici provvedimenti del governo in materia economica vanno in direzione soltanto di banche e industriali, ai quali confluiscono aiuti di Stato a pioggia; per studenti e lavoratori, invece, non rimangono invece che sacrifici e licenziamenti! La crisi, al contrario di quanto ci dice Berlusconi, è appena iniziata. Da settembre decine di migliaia di lavoratori hanno finito la cassa integrazione, centinaia di migliaia sono le lavoratrici e i lavoratori già senza lavoro. Nel frattempo, restano invisibili i precari e tutti coloro i quali, con un contratto a tempo determinato, sono rimasti per primi a casa. Quale futuro possiamo avere senza la certezza di un lavoro e di un reddito?! In questo quadro la situazione livornese è ancora più drammatica, numerose sono le fabbriche in crisi, i cui lavoratori o hanno già perso o rischiano di perdere il posto di lavoro. Da giorni sono in corso i presidi dei lavoratori e lavoratrici dell’Eni, della Delphi, della Giolfo e Calcagno.
Esprimiamo estrema solidarietà a tutti i lavoratori e ne sosteniamo la lotta; chiediamo agli studenti e ai cittadini di partecipare con i lavoratori a queste proteste. Alle istituzioni nazionali e locali chiediamo invece risposte chiare e certe poiché il futuro della città dipende dal futuro di chi lavora.
Agnese Caselli - Coordinatrice provinciale FGCI Niccolò Gherarducci - Coordinatore provinciale Giovani comuniste/i |
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Crisi del capitale e ruolo dei comunisti |
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Due numeri speciali di Marxismo Oggi, costruiti con il lavoro comune de l’Ernesto, Essere Comunisti, La Rinascita della Sinistra e la collaborazione di intellettuali anche di altre aree e filoni di pensiero |
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Editoriale a cura di Fosco Giannini, Guido Oldrini, Manuela Palermi, Bruno Steri * |
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Che i direttori firmatari di questo editoriale abbiano deciso di contribuire ad una comune pubblicazione, confezionando un numero speciale di Marxismo oggi sulla crisi, non può stupire più di tanto. In effetti, l’urgenza e la drammaticità dell’odierna congiuntura inducono ad una comune riflessione sulla dinamica e la natura di uno sconvolgimento economico-sociale, ma anche istituzionale ed ambientale, che – tutti noi – abbiamo definito strutturale, cioè interno al funzionamento contraddittorio e profondamente sperequato del modo di produzione capitalistico. Tale giudizio deriva a sua volta dalla convinzione che, senza l’apporto della strumentazione concettuale offerta dall’impianto analitico marxiano, nulla potremmo comprendere della logica di questi accadimenti e saremmo fatalmente consegnati alla superficiale registrazione del loro succedersi. Leggi tutto |
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La presentazione di Marxismo Oggi |
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Un’avvertenza, in luogo del nostro consueto editoriale, o un editoriale in forma di avvertenza. Il fascicolo che il lettore ha qui sotto gli occhi, La crisi del capitale e il ruolo dei comunisti, è un numero speciale di «Marxismo oggi», strutturato diversamente rispetto all’ordinario (con taglio diverso, senza rubriche) e frutto della collaborazione con altre riviste e gruppi di studiosi, con i quali, come marxisti, nella lotta culturale ci troviamo in completa convergenza di vedute. Leggi tutto |
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Raul Castro: ”sia la Cina che Cuba sono paesi socialisti"  |
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“La Cina è diventata la più promettente speranza e il miglior esempio per tutti i Paesi del Terzo mondo” (Fidel Castro) |
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Agli inizi di settembre Wu Bangquo, presidente del Congresso Nazionale del Popolo della Repubblica Popolare Cinese, ha visitato Cuba ed incontrato Raul Castro, presidente del Consiglio di stato cubano.
Nel loro incontro , Wu ha osservato che la Cina valuta molto positivamente le sue relazioni amichevoli e di cooperazione con Cuba ed è molto fiduciosa sulle prospettive dei rapporti bilaterali tra i due paesi , che a loro volta possono aiutare a promuovere la pace e la prosperità mondiale.
A sua volta Raul Castro ha sottolineato che sia Cina che Cuba sono paesi socialisti e che possono pertanto condividere la loro esperienza nello sviluppo nazionale, aggiungendo che il successo ottenuto dalla Cina in questo campo è molto interessante per Cuba al fine di trarne delle utili lezioni. Il leader cubano ha sottolineato altresì che la Cina sta giocando un ruolo sempre più importante nelle relazioni internazionali, e che essa è diventata la principale forza nell’incrementare la pace e la stabilità mondiale. |
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Fonte: english. peopledaily. Com. Cn , “Cina, Cuba agree to further bilateral relationship”, 4 settembre 2009 |
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Elezioni in Giappone, un commento del Partito comunista |
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In uno dei paesi capitalistici più sviluppati al mondo, il Partito comunista ottiene oltre il 7% dei voti, con un sistema elettorale fortemente maggioritario ed un contesto politico di accentuata bipolarizzazione del voto. A parte ogni altra considerazione, si tratta di una brillante smentita della tesi dell’esaurimento della funziona storica e dell’inevitabile declino dei partiti comunisti nei paesi di capitalismo maturo. |
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Il Comitato esecutivo permanente del Partito comunista giapponese ha rilasciato la seguente dichiarazione in merito ai risultati delle elezioni parlamentari del 30 agosto scorso:
(1) Nelle Elezioni politiche del 30 agosto, la coalizione di governo formata dal Partito Liberale (LDP) e dal Partito Komei, che sono stati oggetto di severe critiche per l’abbattimento dei mezzi di sussistenza della popolazione e per la minaccia alla pace, ha subito una sconfitta ed è stata costretta a cedere il potere. Il LDP ha ridotto il numero dei seggi a 119, ovvero di un terzo rispetto alla sua precedente rappresentanza parlamentare. Il Partito Komei dal canto suo ha visto ridursi il numero dei seggi da 31 a 21.
Il Partito comunista giapponese (JCP) ha resistito al governo LDP-Komei e a tutte le sue politiche ostili. Durante la campagna elettorale, il JCP ha invitato gli elettori a "porre fine al governo LDP-Komei".
Il JCP accoglie oggi il verdetto elettorale come un primo importante passo in avanti nella politica giapponese.
(2) Il JCP si è assicurato nove seggi di rappresentanza proporzionale. Ha ricevuto 4,94 milioni voti, contro i 4,91 milioni delle elezioni generali del 2005, anche se la percentuale di voto è scesa al 7,03 percento rispetto al precedente 7,25 percento. Leggi tutto |
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Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba |

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Per la liberazione dei Cinque, contro il silenzio dei mezzi di comunicazione |
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Corteo a Milano il 10 ottobre 2009 da Piazza Cavour (MM3 – Turati) alle ore 15.00 |
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Cinque cubani, dal 12 settembre 1998, sono detenuti negli Stati Uniti con condanne che vanno da 15 anni fino a un doppio ergastolo perché, a protezione del loro popolo, controllavano l’attività di gruppi paramilitari anticubani che dal territorio degli Stati Uniti pianificavano attentati terroristici contro Cuba.
Come è stato riconosciuto anche da alte autorità militari statunitensi, che hanno testimoniato durante il processo, i Cinque cubani non hanno mai commesso atti di violenza, né sono mai entrati in possesso di documenti segreti che avrebbero potuto mettere in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti, né hanno tentato di farlo.
Il processo tenuto a Miami è stato ritenuto illegale dal Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie dell’ONU per come è stato condotto. Dieci Premi Nobel, Parlamenti esteri, singoli parlamentari di tutto il mondo, istituzioni internazionali, organizzazioni dei Diritti Umani, associazioni di giuristi e diverse migliaia di personalità hanno chiesto invano, prima alla Corte di Appello di Atlanta e poi al Tribunale Supremo degli Stati Uniti, la revisione di questo processo.
Il Governo statunitense ha fatto di tutto perché questo caso passasse sotto silenzio. Infatti la revisione del processo, in una sede diversa da Miami, avrebbe potuto portare alla scoperta di connivenze, protezioni e sostegno ad azioni di terrorismo contro Cuba da parte dei vari Governi degli Stati Uniti.
In Italia i grandi mezzi di comunicazione - su questo caso come per altre situazioni avvenute nel mondo - hanno mantenuto un silenzio tombale, che dimostra il controllo a cui sono sottoposti, la loro mancanza di etica professionale e l’ipocrisia del cosiddetto mondo occidentale sulla tanto declamata “libertà di informazione”. Ricordiamo che una delle 3.478 vittime di tali azioni di terrorismo contro Cuba è il cittadino italiano Fabio Di Celmo. Nessun grande quotidiano, nessuna importante rete televisiva ha mai speso una sola parola per chiedere giustizia per questo nostro concittadino. Il noto terrorista Luis Posada Carriles, che vive e gode di ampie protezioni negli Stati Uniti, non è mai stato perseguito per questo crimine dalla giustizia statunitense, pur avendo rivendicato pubblicamente la propria responsabilità.
Siamo contro tutti i terrorismi, in tutte le loro forme o manifestazioni, diretti contro chiunque, in ogni parte del mondo e per qualsiasi ragione. La lotta contro il terrorismo la si conduce anche attraverso una corretta informazione.
Invitiamo i cittadini italiani - che nonostante tutto quello che accade nel mondo e nel nostro paese continuano ad avere e a credere nei valori morali – ad aderire al nostro appello e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Milano il 10 ottobre 2009 per lanciare un segnale di solidarietà ai Cinque, chiedere che i mezzi di informazione facciano finalmente conoscere il loro caso e arrivare alla loro liberazione.
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
Corteo a Milano il 10 ottobre 2009 da Piazza Cavour (MM3 – Turati) alle ore 15.00 Al termine concerto dal vivo di musica e danze cubane in Piazza Leonardo da Vinci (davanti al Politecnico)
per info e adesioni: www.italia-cuba.it amicuba@tiscali.it tel. 02-680862 fax 02-683037 |
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